Cosa
ci resta del cinema?
Oggi i film li
troviamo un po’ dappertutto,
sul nostro televisore, ma anche sul nostro computer, sugli schermi
delle stazioni metropolitane, nelle sale d’aspetto, sui bus e
sugli
aerei, persino sul nostro cellulare.
E’ vero, il trionfo della
visione fuori dai suoi luoghi istituzionali può essere
celebrato anche
come una vittoria, ma c’è qualcosa che perdiamo, e
questo qualcosa è il
“rito” della visione, dell’andare al
cinema, dove la parola cinema
significa ancora l’insieme di pellicola e sala. Insomma,
abbiamo
perduto quel “vedere” che richiede una situazione
speciale, una
condizione del corpo oltre che della mente.
Perché in fondo il
cinema è l’unica tra le arti moderne a stringere
con lo spettatore un
patto di complicità: lo inganna, con dei mondi
più veri del vero, ma
allo stesso tempo gli regala un posto di primo piano, gli chiede di
essere lui a fare il film, con i suoi occhi e le sue orecchie pronti a
travalicare i meri dati visibili, per creare un ponte verso un
immaginario fantastico che avvolge
spettatore e spettacolo.
Perché
un altro cineforum?
Perché se oggi prevale una
visione fin troppo
facile e distratta, noi crediamo ancora che vi sia spazio per il
piacere di immergersi corpo e mente nell’esperienza filmica,
per
lasciarsi coinvolgere nel gioco
di complicità tra spettatore e film.
E magari far sì che le immagini e il film stesso che
costruiamo con
occhi ed orecchie, possano rimbalzare sulla bocca e farsi storia ed
emozioni
da raccontare tornando a casa.
Una
ragione in più
Il
Cineforum della formica aggiunge un valore,
perché coniuga il piacere
per il cinema e la visione di qualità con il valore fondante
dell’ANT:
la salvaguardia della dignità della vita con amore.
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Quest’anno
abbiamo deciso di fare
le cose in grande!
Perché il cinema è
grande,
così come lo è
lo schermo dove proietteremo cento anni di una grande storia del
cinema. Partendo dalla nascita del cinematografo nel 1895
arriveremo
fino alla fine del secolo scorso, quel Novecento caratterizzatosi come
il secolo degli occhi, della visione, del cinema
appunto.
Un viaggio non sempre lineare, con lentezze ed impennate
legate
spesso alle evoluzioni tecnologiche (dall’introduzione del
sonoro
all’avvento del digitale), che hanno cambiato la storia, e
non solo del cinema.
Una storia che parte dalla ricerca infantile e primitiva del
trucco e dell’invenzione in Méliès ed
arriva al
cinema in digitale, fatto di dolby-stereo e
“immersione”
totale nel film da parte dello spettatore. Un percorso circolare, in
cui l’aspetto “ludico” apre e chiude un
secolo di
film. In mezzo, chilometri e chilometri di pellicola per raccontare
storie e vivere emozioni.
Perché abbiamo bisogno di
una storia del cinema?
Perché non possiamo godere
della visione di un film senza
doverci per forza chiedere il perché di quel film?
Perché raccontare è ricordare, e noi
siamo
convinti che leggere la storia del cinema significhi leggere la Storia
attraverso il cinema. Una Storia, quella del Novecento, che non va
dimenticata, così carica com’è stata
di fatti e
misfatti.
Il
secolo attuale sarà semplicemente
il secolo del
cinematografo
(La Stampa, 1908) |
Dal
programma della stagione 2010-2011
Prima che sia troppo tardi
Il
Cineforum della formica propone quest'anno una rassegna di film
italiani realizzati tra l'inizio degli anni '60 e la seconda
metà degli anni
'70, quando si verificò il lento ed inesorabile svuotamento
delle sale
cinematografiche a favore della dilagante televisione.
Sono
anni memorabili, per qualità e quantità,
sperimentazione e innovazione, ma soprattutto per il rinnovamento
generazionale
che ha portato nelle sale cinematografiche un numero impressionante di
esordienti illustri e di film di qualità, senza paragone non
solo con il
passato e il futuro, ma anche in raffronto con tutte le altre
cinematografie
mondiali.
Tale
successo nasceva grazie a precise scelte legislative politiche, ad una
riduzione delle maglie della censura, ma soprattutto grazie all'impegno
illuminato di alcuni grandi produttori cinematografici che seppero
valorizzare
giovani e giovanissimi cineasti, legati dal comune credere nel film
come opera
d'arte.
Dagli
anni '80 fino ad oggi, leggi e tagli
sempre più irresponsabili hanno contribuito a spostare gli
impegni produttivi
verso la televisione, svuotando così le sale e le pellicole
cinematografiche del
loro fondamentale ruolo nell'immaginario collettivo.
Spegnete
quindi la TV, venite al cinema e
riscoprite con noi questi classici della commedia all'italiana e
dell'impegno
sociale, veri capolavori di una stagione cinematografica irripetibile.
Prima che sia troppo tardi.
Il cinema
è grande,
è
la televisione che è diventata piccola
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Dal
programma della stagione 2011-2012
I francesi lo fanno meglio...
...il cinema d'amore, naturalmente.
E' per questo che dedichiamo a loro la
nostra nuova stagione cinematografica.
Perchè quando grandi auteurs decidono di interpretare, alla francese,
le questioni d'amore e di passione,
riescono subito a centrare il bersaglio del nostro cuore.
Cinque storie per raccontare incontri e momenti
delicati come la neve,
intensi come le favole,
passionali come un amore che fa soffrire,
gelidi come un duro inverno,
sensuali come le movenze di una parrucchiera.
Storie private e leggere, difficili da dimenticare.
Perchè il cinema fa pensare e fa sognare,
ma può anche far innamorare.
E all'amore per il cinema, per quel momento così
intenso ed emozionante che è la visione collettiva
di un film in una sala cinematografica,
è dedicata la pellicola d'apertura della rassegna.
Realizzata nel 2007 da 35 registi per il 60° anniversario
del Festival di Cannes, sono 35 piccole istantanee di
3 minuti dove grandi autori raccontano grandi emozioni.
A voi decidere quale storia vi ha colpito di più.
Io ho già scelto la mia, una storia d'amore
che non ha bisogno di essere vista,
perchè basta "sentirla".
French Kiss, bacio alla francese.
Perchè, come direbbe Cyrano de Bergerac,
"il bacio è un apostrofo rosa fra le parole t'amo"
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