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 Programma 2025-2026 - Un altro sguardo                                              
 

 

UN ALTRO SGUARDO – Per un cinema non indifferente

Giovedì 19 Febbraio 2026

👉 ore 19:00 - incontro con Bruna Accardo, antropologa e attivista

👉 ore 20:00 – cena/pizza insieme

👉 ore 20.30 – proiezione del film Goodbye Julia (Sudan, 2023, 120’), diretto da Mohamed Kordofani

 

Quella del Sudan è una delle tante guerre dimenticate, oscurate dalla tragicità dei conflitti che dominano le prime pagine dei giornali. Il 15 aprile 2023 nel Paese sono esplosi intensi combattimenti tra le Forze Armate Sudanesi e le Forze di Supporto Rapido (RSF): da allora il conflitto ha causato migliaia di morti e feriti, generando una catastrofe umanitaria di proporzioni immani. Pochi giorni dopo l’inizio della guerra, Goodbye Julia di Mohammed Kordofani veniva presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard, dove ha vinto il Prix de la Liberté.

Il film ci riporta agli inizi degli anni Duemila, alla vigilia di un altro momento decisivo per il Paese: lo scontro tra Nord e Sud Sudan che condurrà, nel 2011, alla separazione sancita da un referendum in cui il 99% dei votanti si è espresso per la secessione. Due stati, due culture, due anime: da una parte quella musulmana araba, dall’altra quella cristiana africana. Nel film queste identità sono incarnate da due donne, Mona e Julia, che diventano simbolo di un’intera nazione divisa.

Mona è una donna borghese, benestante, musulmana, che vive a Khartoum con il marito Akram. Distinta e devota, ha rinunciato alla sua passione per la musica per sostenere la carriera del coniuge. Una sera, mentre rientra “in segreto” da un concerto della sua ex band, annullato a causa dei tumulti in città, investe accidentalmente un bambino. Spaventata e in preda al panico, fugge, inseguita dal padre del piccolo. Giunta a casa, trova Akram — avvisato telefonicamente — ad attenderla fuori che, armato, non lascia scampo all’uomo. Divorata dai sensi di colpa, Mona inizia a indagare sulla vittima e scopre l’identità della moglie dell’uomo, Julia, e del loro figlio, Daniel. Riesce ad avvicinare Julia proponendole un lavoro come domestica, instaurando con lei un rapporto che crescerà fino a metterla di fronte al peso del proprio segreto. Se tra le due donne nasce un legame capace di superare differenze sociali, culturali e religiose, nella realtà storica del Sudan quell’unione non è stata possibile. Le due anime del Paese si sono definitivamente separate e il bambino con il fucile, che compare nel finale del film, lascia intuire che la spirale della violenza, purtroppo, non è destinata a interrompersi.

Goodbye Julia parla di razzismo, classismo e sessismo, ma anche di solidarietà femminile e suggerisce che il cambiamento autentico, antitetico alla cultura della guerra, può emergere solo da una prospettiva femminista e intersezionale, capace di rifiutare la struttura patriarcale e gerarchica dominante.

(Mariangela)